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Barcellona 2019

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L’ultima gita del nostro percorso di studi si è svolta a Barcellona. Al momento della partenza, c’era molto fermento: d’altronde era per noi la gita di quinta, la gita delle gite, la ciliegina sulla torta. Ma, al tempo stesso, vi era la consapevolezza di fare un qualcosa per l’ultima volta: se da un lato questo sentimento può sembrare un qualcosa di triste, dall’altro ci ha permesso di godere appieno della compagnia, della città stessa, dei suoi colori, dei suoi odori. La cosa che ci ha inizialmente colpito è stato il sole, il caldo: nessuno si sarebbe aspettato di trovarsi a girare in maniche corte per la rambla a marzo. Il tempo ha giocato un ruolo chiave, permettendoci di godere al massimo degli scorci della città. Gaudì ci è apparso il padrone indiscusso di Barcellona: non abbiamo potuto far altro che sentirci impotenti di fronte alla maestosità della Sagrada Familia, a questa immensa costruzione, talmente alta che dalla base non si riesce neppure a scorgere la cima delle torri. I colori delle vetrate interiori assumono un qualcosa di magico: il blu, il rosso, sono talmente puri che uno non può far altro che definirli come un qualcosa di bello. Abbiamo ritrovato questo mix di colori al Park Guell e a Casa Batllò: la capacità di Gaudì di scegliere gli abbinamenti cromatici, le forme, fa sentire l’osservatore a proprio agio, fa trasparire un sentimento di gioia. Lo stesso si è verificato nel momento in cui siamo entrati ne La Boqueria, questo immenso mercato pieno di frutta, spezie, gelati, colori, odori. I colori sono talmente intrinsechi nel DNA di Barcellona che li si ritrovano addirittura entrando nel Camp Nou vuoto; figurarsi cosa abbiamo trovato in un Palau pieno fino all’orlo, gremito, pronto a dare anche all’anima per supportare il Barca e vedere sconfitti gli acerrimi rivali dei Blancos nel Clàsico, uno dei derby più sentiti d’Europa. Oppure all’interno della fondazione Mirò, in cui le opere del pittore surrealista si presentavano come piene di mistero. Abbiamo poi potuto tastare la sabbia: la leggera brezza marittima non ci ha impedito di fare una partita a beach volley. Faceva abbastanza strano ritrovarsi a marzo al mare, ma il clima si è dimostrato più che amichevole. Il giorno della partenza è stato inaugurato e benedetto con una celebrazione religiosa. Il viaggio di ritorno, come da tradizione, si rivela essere diametralmente opposto a quello di partenza: tutti stanchi, vogliosi di recuperare il sonno perso facendo le ore piccole in stanza ogni notte, da un lato delusi di non poter prolungare il soggiorno di tipo due mesi, dall’altra soddisfatti di aver concluso la gita (e in particolare questa gita) nel migliore dei modi.

Andrea Franzoni, Liceo scientifico

 

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